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MED0 Geostoria del Mediterraneo

Nel programma 20114-2015 tratteremo in parallelo il Mediterraneo attuale e attraverso una serie di fonti antiche, il Mediterraneo antico
Un primo schema di lavoro dovrebbe essere questo:

a) Il Mediterraneo oggi: spazio marino potere e cultura
– una lunga storia geologica – il concetto di Mare Nostrum –Alla ricerca di uno sviluppo sostenibile – il mare assediato – Particolarismi – Uno sviluppo disarmonico - L'evoluzione dei porti (http://publicacions.iec.cat/repository/pdf/00000079/00000010.pdf) -Politiche in atto nel Mediterraneo (http://www.arpalombardia.it/EEA/pdf/cap9.pdf)
b) Le vie di terra e le vie di mare: - Le rotte marine: le correnti e il cabotaggio (carte medievali) – la vita in mare (Luc, Phars. 165-168 e Man, Astron. I, 294-302) – Viaggi antichi: Difficoltà a Gibilterra (Odys, IX 80-84) e a Corinto (Strab.); Da Roma a Smyrne (Elio Aristide, Orat, XXIV B306); Da Gerusalemme a Roma (Atti, 27-28) – Le principali rotte oggi. - Vie di terra: Roma (Strab., V, 3, 8, C235) – Le principali vie romane – Le stratae vicinales: i Celti e la Via flaminia (Strab., V, 6, 11, C208) – Le vie romane oggi
3) Approfondimenti (lavori di gruppo)
Il mediterraneo antico: il paesaggio - le antiche città-stato – le polis: Metaponto e il dissesto idrogeologico nell’antichità - La città ideale dei Feaci: la più antica descrizione di una Polis (Odys, VI 262-267) – le città etrusche e le città romane (Tac, Agr, 20) – Appoderamento e centuriazione – Gli spazi marginali (Ravenna vista da Strabone e Sidonio Apollinare)




1.1.2 Storia geologica del Mediterraneo
Circa 68 milioni di anni fa, quando si manifestano i primi effetti dello scontro della placca tettonica
africana contro quella eurasiatica e dei conseguenti movimenti delle microplacche
correlate (Meulenkamp & Sissingh, 2003; Jolivet et al., 2006). Tale movimento
tettonico portò progressivamente a produrre e a comprimere quella depressione che
nelle epoche successive sarebbe divenuta il bacino del Mediterraneo. Quest’area
geografica comprendeva era distinta infatti due diversi distretti. Ad oriente i bacini
Ionio, Erodoto e Levante rappresentavano i residui dell’Oceano Neotetide del
Mesozoico superiore (Garfunkel, 2004). Sul versante occidentale invece, i bacini
Tirreno, Ligure, Provenzale, Algerino e Alborano si erano formati a partire
dall’Oligocene (tra i 30 e i 34 Ma) come conseguenza diretta della convergenza tra
placca Africana ed Eurasiatica che produsse un movimento di arretramento delle zone
di subduzione (Biju-Duval et al., 1977; Gueguen et al., 1998; Rosenbaum et al., 2002a).
In particolare, per gli scopi di questo lavoro, l’area occidentale del bacino merita
attenzione per via delle enormi variazioni di posizione subite dalle grandi isole del
Mediterraneo, Corsica, Sardegna e Sicilia. L’attuale diversificazione degli endemismi
che le caratterizzano e le loro relazioni con specie affini presenti sulle placche
continentali sono strettamente legate alla storia della microplacca Cirno-Sarda G. Pavarese. Dinamiche di speciazione e dispersione delle Orchidee mediterranee in condizioni di insularità
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(Rosenbaum et al., 2002a). La figura 1.1 descrive i momenti salienti delle transizioni
geologiche. Durante l’Oligocene Inferiore (35-30 Ma), un massiccio montuoso Ercinico
connetteva i Pirenei agli altri massicci silicei dei Maures e dell’Esterel fino alle Alpi, per
mezzo delle aree geologiche che oggi corrispondono alle scogliere nord-orientali di
Minorca, Corsica e Sardegna. Queste ultime infatti erano parte integrante dell’ambiente
geografico ed ecologico continentale con un orientamento di 30° e 60° più a nordovest
(Hsü, 1971; Westphal et al., 1976; Cohen, 1980; Cherchi & Montadert, 1982).
Figura 1.1. Movimenti delle microplacche tettoniche nella genesi del bacino del Mediterraneo occidentale negli
ultimi 30 milioni di anni (come in Thompson, 2005).G. Pavarese. Dinamiche di speciazione e dispersione delle Orchidee mediterranee in condizioni di insularità
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La Corsica era connessa a oriente al massiccio dell’Esterel (oggi sud est
francese; Alvarez, 1976; Cohen, 1980), e ad occidente con le attuali Sardegna, Calabria,
la Kabylie (oggi Nord Africa), e la Cordigliera Betica (sud della Spagna) a formare una
Cintura Alpina che si estendeva lungo tutto il versante meridionale del Massiccio
Ercinico. Durante l’Oligocene Inferiore, questa microplacca cominciò un movimento di
rotazione in direzione sudorientale (Alvarez, 1974; Rosenbaum et al., 2002a). Il bacino
delle Baleari si aprì a seguito del movimento della microplacca, ma (ca. 20 Ma) la
Corsica impattò contro la crosta degli Appennini ed arrestò il suo moto quasi del tutto.
La restante parte della microplacca continuò la sua rotazione producendo una frattura
che oggi corrisponde alle Bocche di Bonifacio, isolando dalla Corsica i territori della
Sardegna e della Calabria. Analogamente, la Sardegna arrestò il suo moto circa 12 Ma
fa, quando si scontrò con la regione tunisina del Nord Africa. Così, nel medio Miocene,
da essa si separarono le odierne Calabria e Sicilia nordorientale (Alvarez, 1974) che
continuarono a spostarsi in direzione sudorientale. Questa migrazione generò
l’apertura del Mar Tirreno, ma essa avvenne in due momenti prima sul versante nord
(ca. 9-6 Ma), poi su quello sud. Tra gli 8 e i 6 Ma, sul versante più occidentale del
bacino del Mediterraneo si verificarono processi di subduzione che, associati
all’abbassamento medio delle temperature globali, produssero la chiusura della
connessione con l’Oceano Atlantico, innescando la cosiddetta Crisi di Salinità del
Messiniano (Hsü, 1973; Krijgsman, 2002). Durante questo periodo, alla fine del
Miocene (5,96-5,33 Ma), l’intero bacino del Mediterraneo si disseccò progressivamente
poiché, perduto il contributo delle acque atlantiche, il suo regime idrico divenne
negativo. Sebbene questo evento abbia avuto effetti drammatici di ridefinizione della
distribuzione di acqua e terre emerse, esistono poche prove che dimostrino un suo
ruolo determinante sul cambiamento del clima (Suc, 1984; Fauquette et al., 1998).
Ciononostante l’ampia disponibilità di terre emerse che si produsse influenzò non poco
la distribuzione delle specie vegetali ed animali in tutta l’area. G. Pavarese. Dinamiche di speciazione e dispersione delle Orchidee mediterranee in condizioni di insularità
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La storia della separazione dei territori del Mediterraneo comincia quindi dal
Miocene (ca. 25 Ma), con ovvi effetti sulla dispersione e l’eterogeneità delle specie
ospitate. Nello stesso periodo le Kabylies migrarono rapidamente verso sud fino a
collidere con il margine della placca africana. Anche la Cordigliera Betica arrestò il suo
movimento fondendosi all’estremità sudorientale della penisola iberica. Al contrario, la
Calabria e la Sicilia nordorientale proseguirono in direzione sudorientale fino al tardo
Pliocene (2 Ma), quando trovarono pressappoco la posizione che mostrano ora
(Thompson, 2005). Contestualmente, l’emersione dell’Appennino generata dai
movimenti della placca Apulica ha arrestato il moto verso est delle microplacche. Si è
così prodotta la fusione della Calabria con la penisola italiana e la compressione per
subduzione della Sicilia nordorientale con la placca africana. L’emersione di una parte
di questa ha costituito l’attuale territorio sudoccidentale della Sicilia e
l’approfondamento che oggi è il Canale di Sicilia.



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