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Il più grande poeta del Novecento italiano?

O almeno il più rappresentativo

I grandi della letteratura Montale intorno al minuto 7  e poi dal minuto 36 alla fine


Creato con Padlet

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,

ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.




Montale ha 20 anni quando scrive questa poesia, è il 1916, nove anni prima di Ossi di Seppia.

L'incertezza umana e lo stato di "abbandono" dell'uomo e del paesaggio
La muraglia nell'ultima strofa descrive l'isolamento dell'uomo. Il muro è invalicabile e presenta in cima cocci aguzzi di bottiglia, una vera prigione per l'uomo.
solo in lontananza il palpitare lontano di scaglie di mare

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