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L'ultimo Montale

I critici ripetono, da me depistati, che il mio tu è un istituto. Senza questa mia colpa avrebbero saputo che i tanti sono uno anche se appaiono moltiplicati dagli specchi. Il male è che l'uccello preso nel paretaio non sa se lui sia lui o uno dei troppi suoi duplicati. Satura è il libro in cui l'idea di poesia di Montale cambia completamente e spiazza lettori e critici. Molti accolgono il libro con scetticismo, altri reagiscono rabbiosamente: Pasolini "un pamphlet reazionario" Fortini "miserabile snobismo" Raboni "Il vero Montale è l'altro" Dopo Satura, la cui grandezza la capiamo solo ora, il nostro canone letterario cambia.  In Satura sono cadute molte illusioni, la poesia è meno "ispirata" sembra scabra. L'alluvione ha portato via tutto, compresi gli abbellimenti che al di là del fastidio di Montale verso l'eloquenza abbellivano ancora le raccolte precedenti Sono poesie degli anni 60, gli anni che...

Il più grande poeta del Novecento italiano?

O almeno il più rappresentativo I grandi della letteratura Montale  intorno al minuto 7  e poi dal minuto 36 alla fine Meriggiare pallido e assorto presso un rovente muro d’orto, ascoltare tra i pruni e gli sterpi schiocchi di merli, frusci di serpi. Nelle crepe del suolo o su la veccia spiar le file di rosse formiche ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano a sommo di minuscole biche. Osservare tra frondi il palpitare lontano di  scaglie di mare mentre si levano tremuli scricchi di cicale dai calvi picchi. E andando nel sole che abbaglia sentire con triste meraviglia com’è tutta la vita e il suo travaglio in questo seguitare una muraglia che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia. Montale ha 20 anni quando scrive questa poesia, è il 1916, nove anni prima di Ossi di Seppia. L'incertezza umana e lo stato di "abbandono" dell'uomo e del paesaggio La muraglia nell'ultima strofa descrive l'isolamento dell'uomo . Il muro è inval...